Scommettiamo che OpenAI ha clonato la voce di Scarlett Johansson nonostante il suo rifiuto per chatGPT4o?

OpenAI ha clonato la voce di Scarlett Johansson

OpenAI, l’editore di chatGPT, colto in flagrante a clonare la voce, e non una voce qualsiasi: quella di Scarlett Johansson, l’attrice americana più pagata al mondo nel 2018 e nel 2019, indimenticabile in “Lost in Translation” e in “Her” dove interpretava un’intelligenza artificiale con la sua voce.

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Scarlett Johansson accusa OpenAI: “Hanno clonato la mia voce, sono scioccata”
di Pier Luigi Pisa
21 Maggio 2024


Pubblicato


Aggiornato

 

Tempo di lettura : 3 min

 

“Her“, è appunto il contenuto di questo tweet in tre lettere che potrebbe costare milioni di dollari in giustizia ad OpenAI: un messaggio datato 13 maggio scorso, firmato Sam Altman, il CEO di OpenAI, l’editore di chatGPT. Al momento in cui lo pubblica, l’azienda sta rivelando chatGPT4o, la nuova versione in grado di conversare con l’utente, grazie a un assistente vocale chiamato “Sky“. Una voce che persino gli amici di Scarlett Johansson stessa, ha spiegato, hanno creduto fosse dell’attrice americana.

Quindi sì, potrebbe trattarsi di una coincidenza. Ma “her“, twittato da Sam Altman, è anche il suo film preferito, come egli stesso ammetteva lo scorso settembre. E poi, ultimo dettaglio: dopo aver sentito la famosa “Sky“, la vera Scarlett Johansson, scioccata e arrabbiata, ha anche rivelato di aver rifiutato una proposta di Sam Altman, lo scorso settembre, per diventare la voce ufficiale di chatGPT. Da qui i sospetti di clonaggio intenzionale, senza il consenso o per essere precisi, nonostante il rifiuto dell’attrice.

Cosa rischia OpenAI, in giustizia? Molti soldi secondo gli avvocati di Hollywood, anche se non esiste una legislazione federale comune sull’argomento. Tuttavia, in California, dove ha sede OpenAI, la legge protegge il nome, l’immagine e la voce di ciascuno, contro un uso commerciale o promozionale, senza il suo consenso. E il concetto va relativamente lontano.

Nel 1988, Bette Midler aveva citato in giudizio Ford per aver assunto uno dei suoi coristi e avergli chiesto di cantare “come con lei”. Anche Tom Waits aveva citato in giudizio il produttore di snack Doritos, per aver chiesto a un cantante di cantare come lui in una pubblicità.

Due sentenze che fanno giurisprudenza oggi, all’epoca dell’IA e del clonaggio delle voci. E molti soldi anche perché Scarlett Johansson ha la reputazione di difendere i suoi diritti: l’abbiamo vista al momento dell’uscita di “Black Widow” affrontare Disney. Già lunedì, ha chiesto ai suoi avvocati di intervenire.

Per quanto riguarda Sam Altman, secondo il capo di OpenAI, non è mai stata una questione che la voce di chatGPT4o assomigliasse a quella di Scarlett Johansson. La scelta di chi ha effettivamente prestato la voce sarebbe avvenuta, prima del contatto con l’attrice di “Her”. Due argomenti difficili da credere, e che mettono il consenso al centro del dibattito. Il possibile processo si preannuncia appassionante.

Fonte: repubblica.it

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